VIVA LA LIBERTA E LA SPERANZA DI UNA POLITICA MIGLIORE

Pubblicato il da Valentina Calabrese

Il tempo passa, le stagioni cambiano e l'Italia resta senza Governo e senza Presidente. Così, mentre il popolo attende qualsiasi notizia che faccia percepire un cambiamento, i nostri politici, ricercano ogni mezzo e mezzuccio per accaparrarsi il posto ambito in parlamento che permetta loro di fare jackpot, guadagnando millemila euro al mese, (soldi rubati dalle 'misteriose' casse dello Stato).

Il popolo dunque osserva amareggiato e segue attraverso la Stampa, le decisioni di questi mezzi uomini, e spera che finalmente un'onda chilometrica si vada a scagliare proprio sui Palazzi del Governo e se li inghiottisca tutti, risucchiati dalla marea.

Nel frattempo che ciò accada (presto), vi consiglio di distrarvi guardando l'unico film italiano, tra i tanti che hanno in qualche modo parlato della nostra politica contemporanea (Benvenuto Presidente, Passione Sinistra etc...), davvero in grado di mostrare un'idea di politica diversa e di far sorridere lo spettatore facendogli dimenticare, almeno per un attimo, lo squallore di oggi: Viva la Libertà di Roberto D’Andò.

Viva la Libertà è un film che, suggerendo una soluzione, arriva a infondere speranza a un popolo e a un Paese, stanco di un sistema politico ormai privo di ogni fonte di sorpresa. Un film che tratta la politica a modo suo e secondo un punto di vista differente, che le ridona spirito e passione, valori oggi dimenticati. E’, infatti, lo stesso regista a riassumere con le parole dello scrittore Orhan Pamuk l’obiettivo finale della sua opera: “Quando la speranza non c’è bisogna inventarla”.

Protagonista della pellicola è il trasformista Toni Servillo che si sdoppia in due personaggi: da una parte il segretario del maggiore partito d'opposizione, Enrico Oliveri, il quale dopo il crollo del consenso dei cittadini e la contestazione da parte di fazioni politiche e mass-media, entra in crisi e fugge dal suo ruolo pubblico, per rifugiarsi a Parigi, da Danielle (Valeria Bruni Tedeschi) una segretaria di edizione conosciuta all'epoca in cui ancora accarezzava l'idea di fare il regista; dall’altra parte Giovanni Ernani, filosofo estroso, intellettuale motivato, affetto da una depressione bipolare, che prende il posto vacante, (il trono vuoto) del fratello gemello senatore. Da qui il suo partito cambia radicalmente i suoi connotati, grazie alla voce da uomo libero, chiara, allegra, estranea alla finzione politica, Ernani fa riaccendere la speranza nei cittadini, il consenso si raddoppia, e il popolo è consapevole ora di aver ritrovato un leader.

Questa la trama di un film che, pur contenendo in sé tutta la riflessione sulla politica contemporanea, evidenziandone la sua paradossale finzione, è in grado di esprimere un’intima leggerezza, una gioia liberatoria che ridona speranza, e lascia tutti con un sollievo in fondo al cuore. Parte di questa gioia sta nel fatto che D’Andò con la presentazione delle due anime, una politica, l’altra intellettuale e raffinata, propone, o meglio, suggerisce una soluzione alla profonda crisi che imperversa sulle nostre vite pubbliche e private. Per dirlo con le parole di Matteo Renzi, che ha recensito il suo libro, D’Andò ci ridona la consapevolezza che “L’imprevisto è ciò che ci può salvare, il sogno è la strada da costruire. Viva la libertà rimette dunque al centro la politica, ma in una maniera del tutto differente dal solito, non accusa, né loda l’operato di nessuno, ma ricorda qualcosa che manca nel nostro modo di fare politica, la cultura e il riferimento costante ai testimoni del nostro passato che aiutano a conoscere meglio il presente. Un film che se avessimo la buona volontà di staccarlo dalla mera strumentalizzazione politica, potremmo avere la splendida e forse unica occasione di godere della follia trascinante di un filosofo, ispirato dai testimoni della nostra storia, come Berlinguer, Brecht e Fellini (citati nel film), lasciandoci ispirare da loro stessi. La generazione dei nostri uomini politici ha fatto sì che la conoscenza uscisse dalla loro vita, perdendo la passione e introducendo la finzione. Dobbiamo tornare ad aver voglia di rischiare come fa Mastandrea con il filoso Ernerio: egli decide di puntare tutto su un pazzo, su uno spirito passionale, che fa della cultura la sua fonte primaria. Splendida la scena del comizio del filosofo che recita la poesia A chi esita di Bertol Brecht alla folla, rimettendo la politica nelle mani dei cittadini. “Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua”, dice Brecht che accusa il cittadino di aver lasciato il potere in mano a dei ladri e lo invita a riappropriarsi della sua coscienza politica. L’unica soluzione è la speranza e il coraggio di pretendere di più.

L’intellettuale Roberto D’Andò vince dunque a pieni voti, la scommessa di questa sua opera, artisticamente molto bella, dotata di una sceneggiatura avvincente e un cast perfettamente integrato alla narrazione.

Guardatelo in questi giorni, una speranza e un riacceso senso di libertà, vi inonderà sicuramente.

VIVA LA LIBERTA E LA SPERANZA DI UNA POLITICA MIGLIORE
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