REGALO A SOPRESA: LA COMMEDIA CUPA DI CASINI DESTRUTTURA IL CINEMA

Pubblicato il da Valentina Calabrese

RECENSIONE DI UNA MIA FOLLOWER, BEATRICE CAMPORA (CHE SOTTOSCRIVO IN PIENO)

È un film da vedere con lo stomaco piuttosto che con gli occhi questo "capolavoro" firmato da Fabrizio Casini. Regalo a sorpresa è infatti un film destinato a rimanere alla storia come una delle opere cinematografiche più distruttive della storia del cinema. Sotto le mentite spoglie della commedia vanziniana Casini confeziona un lavoro sperimentale in cui riecheggiano le pellicole di Guy Debord o del nostro Alberto Grifi. Nulla sembra lasciato al caso in questo lavoro di destrutturazione radicale e di deiezione cinefila in cui il ruolo di spettatore sembra messo definitivamente in crisi. Ceccherini e Gasperini assurgono così al ruolo di postmoderne cariatidi a cui è affidato il compito di agevolare l'ingresso all'interno di una pellicola che nulla concede allo spettatore.

La banalità della trama non deve ingannare. Si tratta della storia di un indomito mammone (Gasparini) che rifugge la relazione sentimentale per rifugiarsi nel nido materno almeno fino a quando non sopraggiunge la crisi esistenziale che vorrebbe ricondurre nelle braccia della fidanzata (Leoni). Da qui prende l'abbrivio una commedia degli equivoci tutta giocata su un uovo di pasqua che non contiene l'anello con cui il protagonista doveva riconquistare la sua amata. Ad aiutare Gasparini un redivivo Massimo Ceccherini.
C'è un'immagine gettata all'inizio del film che ne racchiude la totalità di senso. È quando Gasparini rientra a casa per la prima volta che scorgiamo, come un cameo hitchcockiano, una scritta sulla guardiola del portiere: "Sono al cinema". È la celebrazione dell'assenza del personaggio che rimanda all'assenza del cinema stesso.
Regalo a Sorpresa è infatti stereotipo del cinema italiano. Realizzato come opera prima da un regista cinquantenne, riceve oltre un milione di finanziamento pubblico. Il cognome del regista non inganna: si tratta del nipote di Pierferdinando Casini. Ci si potrebbe aspettare la solita commediola, invece di fronte a tale opportunità il Casini si comporta con lo stesso piglio punk di Lou Reed quando, nel 1975, consegna alla RCA Metal Machine Music, un disco rumorista inascoltabile destinato a far saltare il contratto.
Regalo a Sorpresa è un vero e proprio manuale di sceneggiatura negativa che con puntigliosa cura smentisce tutte le convenzioni acquisite in oltre un secolo di storia del cinema. Praticamente impossibile individuare tutte le violazioni perseguite con perfida scientificità.
La commedia riesce a non fare ridere in alcun momento, nemmeno per opposizione, e soprattutto non crea mai alcuna aspettativa che ciò possa in qualche momento avvenire. E' un film cupo che non rispetta le regole di congruità spazio temporale, non rispetta lo sviluppo drammaturgico dei personaggi, non rispetta il buon gusto scenografico, perché non ha alcuna intenzione di rispettare il cinema o ammiccare allo spettatore. La scelta di una protagonista femminile “bruttina”, come Francesca Leoni, rappresenta la fuga da ogni stereotipo di bellezza pornografica che è la cifra della commedia all'italiana a partire dagli anni Sessanta.
È poi nella recitazione che il film raggiunge il suo apice. Si beffa delle regole di Lars Von Trier e mette in scena una recitazione in assenza, riuscendo nel difficile compito di presentare ogni singola battuta dei protagonisti come se mai vi fosse un interlocutore. I protagonisti sono così drammaturgicamente soli, proprio come lo sono gli spettatori all'interno della sala.
Le partecipazioni speciali sono tutte gestite con la logica dello speed date, che non a caso è una delle scene madri del film. Giacobazzi, Bascir, Marchese appaiono come macchiette inessenziali e acomiche, ogni volta a rafforzare un'assenza di narrazione che viaggia come un treno nella più buia delle gallerie. Non poteva mancare la presenza di due gemelli che interpretano loro stessi, Alfonso e Nicola Vaccari sono infatti davvero due artisti il cui fallimento professionale viene messo in scena come in un reality per vallette sconosciute.

Una citazione a parte la merita Roberto Nobile che interpreta il ruolo del barbone, vero e proprio metronomo di un film che rifugge ogni ritmo.

La sua povertà è lo specchio dei suoi consigli, la banalità della sua miseria economica ed esistenziale è quella dell'industria cinematografica nel suo complesso.

Per questo Regalo a Sorpresa sta alla cinematografia come la bomba atomica sta alla guerra convenzionale. Dopo aver visto questo film non resta che il freddo e il vomito delle radiazioni e un odio viscerale per il grande schermo. E di questo non possiamo che rallegrarci. In fondo è una commedia.

REGALO A SOPRESA: LA COMMEDIA CUPA DI CASINI DESTRUTTURA IL CINEMA
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