PATTI SMITH A ROMA: MY FESTIVAL

Pubblicato il da Valentina Calabrese

People have the power” Don’t forget it!” Si conclude con queste parole il concerto di ieri sera, My Family di Patti Smith, all’Auditorium Parco della Musica; parole che riecheggiano ancora e che, per un attimo, fanno pensare che tutte le difficoltà del momento storico in cui viviamo, non sono poi così insormontabili.

La forza e l’incredibile sensibilità artistica con cui la leggendaria Patti Smith ha incantato il pubblico di Roma ieri sera, sono difficili da esprimere.

Lei una delle 100 persone più influenti del mondo (TIME) e uno dei 100 artisti più importanti di sempre (Rolling Stone), ha offerto al gremito pubblico dell’Auditorium, un evento speciale e unico nel suo genere.

La serata si è aperta con tre artisti sul palco, Patti Smith, Jesse Smith e Jackson Smith. Orgogliosa ed emozionata come tutte le mamme del mondo, la signora Smith ha presentato i suoi figli, la dolce Jesse al piano e il simpatico ed incredibilmente magnetico, Jackson alla chitarra. Insieme hanno attraversato il ricco repertorio di mamma Patti, facendo crescere l’energia del concerto gradualmente, finché nel finale, accompagnata anche dai due musicisti Lenny Kaye e Tony Shanahan alla chitarra e al basso, è esplosa tutta la sua forza irresistibile invitando il pubblico ad alzarsi e a saltare ai suoi piedi.

Un concerto singolare dunque, il quale fa parte di una rassegna curata interamente da Patti Smith, My festival, pensata per celebrare il decennale del complesso architettonico realizzato da Renzo Piano, l’Auditorium Parco della Musica di Roma. La kermesse, piccolo gioiello dell’artista statunitense si è inaugurata il 9 aprile e durerà fino al 25 aprile, riuscendo a toccare le più variegate forme dell’arte con appuntamenti musicali, cinematografici ma anche eventi legati alla fotografia e all'arte contemporanea.

Già un paio di anni fa, la Smith aveva avuto modo di dimostrare il suo legame con la città eterna, partecipando all’Earth Day del 2011, così oggi con tale rassegna ci offre una seconda dimostrazione.

Il cosiddetto My Festival di Patti Smith presenterà artisti del panorama musicale internazionale, come Nicola Piovani (10 aprile), John Grant (12 aprile), David Riondino (18 aprile), Vinicio Capossela (25 aprile) e Cristiano De Andrè (25 aprile). Non solo musica, ma anche cinema, stasera alle 21 sarà proiettata Medea con Maria Callas di Pier Paolo Pasolini a cui assisteranno il regista Bernardo Bertolucci e la cantante. Anche Pierpaolo Capovilla, leader della band Il Teatro degli Orrori è stato arruolato dalla Smith per recitare La Religione del mio tempo rendendo omaggio al nostro poeta Pasolini. Infine, domani, venerdì 12 aprile sarà inaugurata la Mostra Memories, realizzata da Marco Tirelli e Patti Smith. Fino al 23 maggio presso l’AuditoriumArte.

Spazio per gli altri ma anche per se stessa, infatti, la regina Patti, partecipa in prima persona. Il 9 aprile My Festival si è inaugurato proprio con un documentario a lei dedicato, Patti Smith: Dream of Life per la regia di Steven Sebring; mentre ieri sera è stata, appunto, la volta di The Smith Family "Words and Music". Il particolarissimo festival di Patti Smith non finisce qui, due serate in particolare sono quelle più attese, il 13 aprile quando la cantante salirà sul palco per omaggiare l'amico/poeta Allen Ginsberg con la partecipazione di Philip Glass, Lenny Kaye e Jesse Smith e infine, domenica 14, quando la vigorosa Smith terrà il suo concerto, Horses, rievocando tutti i suoi grandi successi.

Andate tutti e non perdetevi la fantastica occasione di sentire dal vivo una delle leggende del rock.

PATTI SMITH A ROMA: MY FESTIVAL
PATTI SMITH A ROMA: MY FESTIVAL
PATTI SMITH A ROMA: MY FESTIVAL

"This little song I wrote at about five years ago, William Blake in his life time was a victim of industrial revolution, He was a great poet, a great song writer, an activist,a philosopher, a visionary. William Blake in his life time he was never appreciated. He had no real success. He died poverty stricken. But he also died full of joy. He never let go his vision, he never let go that language entusiasm, so I tried to remember now, when I feel sorry for my self, to give a little thought to William Blake".

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