ANDREW NICCOL E L'EPOCA DELLE IMMAGINI

Pubblicato il da Valentina Calabrese

Appassionati e non, la fantascienza non smette mai di incuriosire artisti e spettatori; esistono autori che non possono farne a meno e uno di loro è senz’altro, Andrew Niccol, regista e sceneggiatore neozelandese, uno degli autori hollywoodiani più vicini agli scrittori di fantascienza degli Anni Cinquanta. Con lui e con i suoi film è sempre questione di futuro.

Niccol ha iniziato a farsi strada nel mondo del cinema, scrivendo uno dei film più interessanti e lungimiranti degli anni ’90, The Truman Show, diretto da Peter Weir, realizzando una sorta di Grande Fratello orwelliano. Continua su questa strada, realizzando un film di pura fantascienza sulla clonazione e la trasformazione genetica, Gattaca - La porta dell'universo, sua opera prima, con Ethan Hawke, Uma Thurman, Jude Law e prodotto da Danny De Vito. Facile quindi dedurre la dedizione e quasi ossessiva ricerca continua di Andrew Niccol sul tema del virtuale e della dicotomia tra il falso e il reale.

La sua ricerca si va a canalizzare con potenza visiva nel suo forse miglior film: S1M0NE con Al Pacino, Rachel Roberts, e una giovane Evan Rachel Wood. Il plot è molto più semplice di quanto si immagini: Viktor Taransky (Al Pacino) è un regista che con difficoltà tenta di affermarsi nel cinema, dopo alcuni irrimediabili insuccessi; l’ex moglie, sua produttrice, (Catherine Keener ) lo licenzia non credendo nel potenziale del suo ultimo film, oltretutto, anche l’attrice ingaggiata come protagonista, Nicole (Wynona Rider), lo scarica per le tipiche bizze da star. Viktor resta così solo con il suo progetto, incompreso da tutti, tranne che dalla figlia Elaine (Evan Rachel Wood) e da Hank Aleno, esperto informatico, che gli propone di utilizzare un personaggio virtuale da lui creato con l'ausilio di un software. Sebbene inizialmente Viktor abbia diffidato della proposta, dopo la morte dello scienziato, riceve una copia della creazione di Aleno. Così Viktor, come una sorta di Pigmalione postmoderno, crea un’attrice virtuale perfetta quanto irreale: S1m0ne, (Simulation One) è una bellissima donna bionda, artificiale, che fa esordire nel suo film grazie agli effetti speciali del cinema digitale. Il film raggiunge un successo insperato e in poco tempo, Simone diventa un’icona che tutto il mondo desidera conoscere. Viktor, inventando varie scuse, riesce a mantenere il proprio segreto. I film in cui Simone appare, le pubblicità che Viktor architetta per aumentare la sua visibilità e irrimediabile ascesa, si susseguono senza particolari intoppi e pian piano lo spettatore viene messo di fronte al fatto compiuto: un codice computerizzato è diventato il nuovo idolo moderno. Sconvolge la velocità con cui la finta attrice sia ammirata dal mondo intero, dimostrandoci come la società dei media sia fondamentalmente legata a qualcosa che di reale ha ben poco. La bellissima Simone è splendida, irraggiungibile, perfetta, irreale e proprio per questo, amata da tutti. Niente può arrestare l'ascesa di questa creatura incontaminata eppure inserita nel meccanismo della produzione cinematografica main stream, impossibile da toccare, inesistente, eppure sempre presente. Taransky, dopo averla usata e aver creduto in lei, si rende conto che la sua creatura virtuale è ormai più reale di tutto e di tutti quelli che gli stanno intorno. Il pubblico vuole i suoi miti e pur di averli è disposto a chiudere gli occhi e a credere in un sogno che non ha nulla di vero. “Io sono la morte del reale” fa dire Viktor dalla bocca di S1m0ne.

Pian piano, scopriamo che la vera finzione non è l’attrice virtuale che di fatto non esiste, ma il mondo che la circonda, quel mondo che vuole fidarsi di lei ad occhi chiusi, che è disposta a fare di tutto per crederci. L’intero mondo mediatico sembra affetto da specie di malattia infettiva che non risparmia nessuno, che uccide irrimediabilmente il pensiero di tutto il globo rapito dalle belle fattezze di Simone, tiranna delle loro vuote esistenze.

Niccol ci sveglia bruscamente dal nostro lungo sonno, mostrandoci la seduzione irresistibile dei media. In fondo Niccol in S1M0NE introduce un concetto già da tempo consciuto e trattato, ossia il concetto del simulacro che nasce dalla civiltà greca e che oggi siamo tutti d’accordo nell’affermare che esso altro non è che la definizione della società postmoderna. Baudrillard, ha definito infatti il nostro mondo, il mondo del simulacro per il simulacro. Viviamo in una società in cui, la globalizzazione telematica, i social network, la televisione, ci stanno allontanando radicalmente dal mondo reale e dalla verità delle cose. Oggi qualsiasi evento si trasforma in spettacolo e consumo. Pensate alla diretta televisiva, anche un evento storico come l’11 settembre o l’esecuzione del terrorista Osama Bin Laden, si trasforma in una messa in scena. Non vi è un solo istante nella nostra vita che non sia modellato, contaminato o controllato da qualche dispositivo elettronico. Heidegger definisce la nostra epoca come l’epoca delle immagini, ed è difficile negare che anche noi stessi siamo ridotti a immagini, pensate ai nostri profili facebook, o di qualsiasi altro social network. In tutto questo anche l’arte è coinvolta in questo processo, diventando essa stessa un prodotto commerciale. La S1m0ne creata da Viktor è proprio questo, un’immagine, niente di più, un prodotto della mente visionaria di un uomo che la rende reale grazie al cinema. L’immagine filmica è difatti, già di per sé, illusoria; è la rappresentazione più esemplare di simulacro: il prodotto di una mente che simula la realtà. Esiste solo nel momento in cui la vediamo sullo schermo. “La nostra capacità di creare il falso supera la nostra capacità di scoprirlo” dice Viktor Taransky in una delle sue battute, e S1m0ne è il prodotto della sua e delle nostre menti.

ANDREW NICCOL E L'EPOCA DELLE IMMAGINI
ANDREW NICCOL E L'EPOCA DELLE IMMAGINI

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