ALLARME CINEMA: GOVERNO LETTA ANNUNCIA IL TAGLIO DEL TAX CREDIT

Pubblicato il da Valentina Calabrese

DOPO IL BRUSCO TAGLIO DEL FUS, ANCHE IL TAX CREDIT RISCHIA DI NON RICEVERE ULTERIORI FINANZIAMENTI: LE ASSOCIAZIONI DELL’AUDIOVISIVO SI RIBELLANO

Scattato l’allarme cinema. Sembra infatti che sia stata confermata la notizia di un taglio del tax credit per produzione, distribuzione ed esercizio del settore cinematografico. Tale decisione porterà al tracollo (forse definitivo) del settore cinematografico del nostro Paese e per questo tutte le associazioni, tra le quali 100autori, ANICA, AGIS, ANEC, DOC/IT, sono partiti con la loro crociata mediatica contro il governo Letta e il Ministro della Cultura, Massimo Bray:Si ristabilisca il livello di finanziamento del tax credit o reagiremo con tutte le nostre forze e i nostri mezzi, incluso il blocco di tutte le manifestazioni e dei festival”.

Io condivido il NO secco contro il taglio del tax credit, che era in assoluto l’ultima soluzione rimasta per fronteggiare la grave crisi economica causata dal taglio di circa 22 milioni del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo). Difatti, l’eventuale riduzione di 45 milioni al tax credit, renderebbe in maniera definitiva, inutilizzabile il tax credit, la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata in questi anni. In un periodo di grande crisi, il tax credit ha permesso di mantenere costante il livello degli investimenti, evitando ulteriori ricadute negative sia sul piano industriale che occupazionale dimostrando di portare nelle casse dello Stato risorse superiori a quelle investite.

Eppure le parole del Ministro della Cultura ci avevano fatto ben sperare: “Mai più tagli alla cultura, se dovesse avvenire mi dimetterei”, adesso invece resta solo ansia e paura per il futuro di un settore creativo che ha saputo negli anni, oltre ad offrire un sostanzioso numero di posti di lavoro, esportare la cultura italiana in tutto il mondo. Questo provvedimento invece mette a rischio la chiusura del 40% delle sale cinematografiche e non solo, come annunciano le associazioni del settore: “Il risultato sarà un crollo della produzione: si realizzerà solo qualche commedia e un po’ di film a basso costo. Con una perdita di posti di lavoro valutabile nell’immediato in 2.500 unità, più l’indotto, che è vastissimo“.

Le associazioni sono dunque, a ragione, sul piede di guerra e non hanno intenzione di partecipare all’incontro fissato a Venezia per discutere con il Ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, di cinema. Come potrebbero farlo del resto? Inoltre vogliono informare tutti che ritireranno immediatamente i propri rappresentanti dai tavoli preparatori degli “Stati Generali” e riterranno“sgradita la presenza di chiunque del Governo voglia presenziare a manifestazioni veneziane, annunciando fin d’ora di uscire dalle sale di proiezione se questo accadesse, metteranno in campo da oggi le iniziative di lotta e mobilitazione più utili, efficaci, eclatanti, per far capire ai cittadini come l’Italia sarà più povera senza il proprio cinema”.

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