Her: Recensione film di Spike Jonze

Pubblicato il da Valentina Calabrese

Il cinema è una macchina senza tempo che permette a chi sa manovrarla di raccontare storie talmente intense da modificare il pensiero di chi le osserva. Questo è quello che dovrebbe essere, spesso non accade, ma quando si ha l’occasione di assistere a questo straordinario processo, è difficile dimenticarlo.

Questo è il caso di Her, il nuovo film di quel brillante Spike Jonze. Un artista poliedrico, famoso per i suoi videoclip e per la bravura nel realizzare film illuminanti e spiazzanti come quando ci ha permesso di entrare nella testa di John Malkovich in Essere John Malcovich.

Questa volta ci troviamo a conoscere da più vicino un’altra personalità complessa e sensibile, quella di Theodore, interpretato da un grande Joaquin Phoenix.

Siamo in un mondo in cui la tecnologia ha preso il sopravvento sull’uomo, è qui che iniziamo a conoscere Theodore, a pezzi a causa della separazione dalla sua Catherine (Rooney Mara).

Per colmare il grande vuoto, installa un nuovo sistema operativo, una versione molto più evoluta dell’odierno Siri. Samantha, questo è il suo nome, è un sistema intuitivo che sa ascoltare, è divertente, intelligente. Grazie a lei, Theodore, può riorganizzare la sua esistenza quotidiana e non servirà molto tempo prima che diventi una vera e propria compagna. Interpretata dalla bellissima e profonda voce di Scarlett Johansson, Samantha aiuterà Theodore a rivivere emozioni di recente soppresse. Le conversazioni che intrattengono sono così stimolanti, divertenti e profondamente reali da non farci mai renderci conto che di realtà non si tratta. Il loro sentimento, infatti, non è virtuale ma è tangibile. Gli amici e i colleghi hanno lo stesso sistema operativo, non tutti lo vivono nel medesimo modo, proprio come avviene nelle normali relazioni interpersonali. Qui sta la bellezza narrativa del film. Attraverso la storia di un rapporto virtuale, come tante ne abbiamo lette e viste anche al cinema, Spike Jonze racconta della ricerca eterna ed universale dell’amore e della gioia, una ricerca che tutt’ora resta confusa. Due persone si conoscono, si innamorano, poi crescono, cambiano e non sempre restano insieme. A volte capita di buttarsi a capofitto in una relazione per colmare un’assenza oppure perché si sta cercando un certo tipo di persona accanto, e così ci si dimentica di comprendere e conoscere fino in fondo chi abbiamo di fronte.

Questo è il tema del film, tutto il resto, come l’isolamento della tecnologia, la solitudine esistenziale dell’uomo moderno è dunque solo un pretesto narrativo per raccontare qualcos’altro.

Altissimo il livello della qualità narrativa ma non solo, Spike Jonze realizza questa volta un film che vince in tutti i suoi piani, come la musica degli Arcade Fire e soprattutto la fotografia di Hoyte Van Hoytema, calda e vintage, realizzata con il preciso scopo di contrastare l’ipertecnologia del nostro mondo.

I due attori, poi, Phoenix e la voce, Scarlett Johansson, riescono a entrare nella nostra mente; le loro conversazioni, rivivono in noi, nella nostra realtà di coppia e riecheggiano senza abbandonarci. Accanto ai due protagonisti, altrettanti grandi interpreti, come Amy Adams, amica di Theodore, anche lei alla ricerca della gioia. Il film, in concorso al Festival Internazionale del film di Roma ha commosso tutti e rischia davvero di vincere.

Her: Recensione film di Spike Jonze
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